Cloud computing: se si conosce, lo si utilizza

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Non più e non solo per abbattere i costi, ma per creare velocemente innovazione. Nelle aziende sopra i 500 milioni di dollari di fatturato, il nuovo modello aziendale ha superato ogni previsione.

Superata la fase di sperimentazione, il modello aziendale del cloud computing sta raggiungendo un livello di maturità nel quale i benefici risultano superiori alle attese.
Lo dicono le risposte fornite dai manager interpellati da Luth Research e Vanson Bourne nello studio intitolato: “The TechInsights Report 2013: Cloud Succeeds. Now What?”.

Si tratta di responsabili informatici che hanno implementato servizi cloud da almeno un anno e che, grazie all’implementazione del cloud computing, hanno ottenuto risultati migliori, tempi di attuazione più brevi e costi inferiori al previsto.

Intento ad analizzare concretamente le modalità di impiego del cloud computing, i problemi incontrati, i successi raggiunti e l’evoluzione dell’utilizzo del modello cloud contestualmente alla maggiore esperienza acquisita dalla funzione It, lo studio ha confermato che il cloud computing sta superando ogni previsione.
Oltre ad essersi ampiamente dimostrato all’altezza delle promesse più concrete, in termini di riduzione dei costi e del time-to-market, per la stragrande maggioranza degli intervistati le implementazioni cloud realizzate in azienda hanno soddisfatto o superato le aspettative per tutti i modelli di servizio, inclusi Infrastructure as a Service, Platform as a Service e Software as a Service.

Non solo.

Gli utenti con maggiore esperienza hanno, infatti, colto l’occasione di questo studio per chiarire il percorso evolutivo del cloud computing, spiegando come si siano modificati obiettivi e requisiti via via che l’adozione del cloud diventava sempre più matura.

Un mondo a diverse velocità
Stando a quanto riportato all’interno dello studio, gli intervistati sarebbero molto soddisfatti delle iniziative di cloud computing intraprese e si starebbero impegnando a sfruttarle al massimo per promuovere innovazione, velocità e migliori performance.

Questo sia negli Stati Uniti, che in Europa e in Italia dove, però, non mancano alcune differenze dal punto di vista della durata dell’esperienza e degli obiettivi complessivamente ricercati attraverso l’utilizzo della nuvola.

Com’era facile presupporre, Oltreoceano esiste, di fatto, un’esperienza maggiore che da noi, visto che il 55% dei manager statunitensi utilizza il cloud da tre o più anni, contro il 20% dei soggetti europei e il 13% di quelli italiani.

Da noi, come nel resto d’Europa, solo il 41% dei responsabili It ha iniziato a implementare il cloud computing uno o due anni fa, riportando percentuali del tutto in linea con quelle appena descritte ampliando a due-tre anni l’arco temporale di adozione.

Se l’abbattimento dei costi lascia il posto alla velocità d’innovazione
Dal punto di vista dei benefici attesi, fermo restando che la priorità principale si conferma l’abbattimento dei costi, nel caso delle organizzazioni con maggiore esperienza, lo studio riporta una “maggiore velocità nel creare innovazione”.

Tuttavia, nell’indicare i primi tre obiettivi nei deployment IaaS, PaaS e SaaS, i responsabili europei e italiani hanno dato la preferenza alla “riduzione dei costi complessivi”, totalizzando il 65% in Europa e il 74% in Italia, mentre i loro colleghi statunitensi hanno evidenziato la “maggiore velocità d’innovazione” e la “migliore performance, scalabilità o resilienza dell’It” senza che la riduzione dei costi figuri tra i primi tre obiettivi degli It manager attivi dall’altra parte del mondo.

Le peculiarità di casa nostra
Anche in Italia il cloud è visto come un’opportunità per migliorare le performance dell’It, sia in termini di scalabilità e resilienza (per il 61% del campione interpellato), sia per aumentare i livelli di sicurezza (32%).
Sebbene solo il 23% dei responsabili dei sistemi informativi che hanno partecipato all’indagine ritengano il cloud uno dei fattori abilitanti per creare più velocemente innovazione, quasi un terzo (il 29%), come emerso anche a livello europeo, riconosce nel paradigma della “nuvola” l’opportunità di aumentare il fatturato.

Così facendo, se il costo viene spesso considerato un beneficio anticipato, o persino un risultato imprescindibile con cui giustificare l’adesione al modello cloud, una volta dimostrato che quest’ultimo contribuisce a migliorare la bottom line aziendale, la funzione It può dedicarsi all’innovazione e ad altri obiettivi più strategici come il miglioramento di performance e security.

Quando le dimensioni aziendali contano
Vero è che, condotto dalle già citate Luth Research e Vanson Bourne intervistando 542 It leader sparsi tra Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Benelux, lo studio redatto a cavallo tra il 2012 e il 2013 si è incentrato su aziende che, nel 2011, avevano dichiarato un fatturato annuo di almeno 500 milioni di dollari, consultando solamente i soggetti che implementavano IaaS, PaaS o SaaS da almeno un anno.

Non stupisce, allora, che il 93% di quelle che hanno dichiarato di utilizzare il cloud computing da quattro o più anni possiede un fatturato pari o superiore a un miliardo di dollari confermando che le organizzazioni più grandi hanno avuto un ruolo da “apri pista” nell’adozione del cloud.

Non solo.
Gli investimenti stanziati per il cloud crescerebbero, infatti, più rapidamente nel caso di responsabili It dotati di maggiore esperienza, visto che la probabilità di incrementare di oltre il 30% la voce di spesa allocata nel 2013 al cloud passa dal 6 al 34% nelle aziende che utilizzano il cloud computing da quattro o più anni.

Ancora una volta, i manager stelle e strisce sono avanti dichiarando di avere in progetto di aumentare maggiormente la spesa per il cloud rispetto ai colleghi europei, mentre per il 95% dei soggetti intervistati anche in Europa e per il 91% di quelli italiani la spesa complessiva destinata al cloud dovrebbe rimanere più o meno costante o aumentare.

Sicurezza: una questione ancora controversa
Per tutte, invece, la sicurezza rimane una questione controversa, visto nell’elencare i motivi principali alla base del successo del cloud computing, quasi un terzo ha risposto che “la sicurezza si è rivelata un problema minore del previsto” ma ciononostante, il 46% degli intervistati ha indicato la sicurezza quale motivazione principale per non trasferire sulla nuvola le proprie applicazioni.

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