Dell, il delisting e Windows 8

Rassegna Stampa –

Presentato alla Sec un documento che spiega i motivi del delisting e del buyout. Con qualche risposta indiretta a Icahn e qualche dubbio sulle piattaforme.

Ci sono anche le incertezze relative al tasso di adozione di Windows 8 tra le cause che hanno portato Dell a scegliere la strada del delisting.
È quanto emerge da un documento consegnato nella giornata di venerdì da Dell alla Sec, il cui contenuto è stato reso noto in giornata.

La società avrebbe considerato eccessivamente rischioso rimanere pubblica in uno scenario di peggioramento della profittabilità.
Parimenti rischiosa sarebbe stata valutata qualsiasi operazione di ricapitalizzazione: e proprio questa considerazione sembra una risposta indiretta alla recente offerta avanzata sia da Carl Icahn sia dal gruppo Blackstone, con la condizione di mantenere lo status di azienda pubblica per la società texana.

Nel quadro disegnato da Michael Dell e da Silver Lake, nell’ambito della prima proposta di buyout presentata qualche settimana fa, riportare l’azienda private lascerebbe spazio a ulteriori misure di rilancio, che vanno dal rafforzamento della struttura commerciale al potenziamento delle risorse disponibili per le attività di ricerca e sviluppo.
E proprio in risposta all’offerta avanzata da Blackstone, preoccupante per Michael Dell, convinto che porterebbe a un vero e proprio smantellamento della società da lui creata quasi trent’anni fa, i documenti presentati dall’azienda parlano di cinque mesi di studio per valutare le ipotesi migliori e tutte le alternative percorribili. In realtà, se l’ipotesi è quella di continuare a investire in Dell, l’opinione del comitato che ha curato la fase di analisi, converge tutta verso il delisting verso il buyout così come finora prefigurato.

Lo scenario non è favorevole: già colpita dalla crisi che sta investendo il tradizionale segmento dei pc, per Dell le prospettive sono tutt’altro che rosse, tanto più che a un incerto percorso di adozione di Windows 8 sta facendo anche seguito un rallentamento, questo ancor più preoccupante, nella fase di upgrade a Windows 7 da parte delle imprese.

www.01net.it – 2 aprile 2013

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