Due datacenter per un e-commerce sempre più internazionale

Case History –

Triboo Digitale cresce e amplia le sue attività grazie alla collaborazione con Dell, Intel e Aruba.

Nata nel 2011 dalla fusione di Nascar, T-Buy e T-Shop, Triboo Digitale è un e-commerce Service Provider tra i più dinamici oggi presenti sul mercato nazionale.
Lo scorso anno ha chiuso l’esercizio con ricavi per 47 milioni di euro, in crescita del 38% rispetto al 2011, con oltre 1 milione di prodotti venduti online, 300.000 ordini evasi e 10 nuovi shop online realizzati per marchi di fama mondiale tra cui Arena,ToyWatch, Stefanel, High e Alitalia.

Marco Realfonzo, Ceo della società, spiega questi risultati, in un contesto economico non semplice, sia con il nuovo dinamismo dell’e-commerce in Italia, sia con una nuova consapevolezza da parte delle piccole e medie imprese sulle opportunità che la vendita online rappresenta per lo sviluppo del business.
“L’Italia sta recuperando un ritardo importante: il fatto che su una crescita complessiva del 14 per cento per l’intero comparto, la vendita di prodotti da sola metta a segno un +28% è sintomatico del gap da recuperare. Mi preme però sottolineare come le aziende italiane, anche di media e piccola dimensione, comincino a vedere nell’e-commerce la possibilità di espansione del proprio brand all’estero, con poca intermediazione”.

La società sviluppa il 75 per cento del volume retail fuori dall’Italia, con una forte focalizzazione sull’Europa, che pesa per il 49%, e presenze sia negli Stati Uniti sia in Cina.
“Abbiamo aperto una logistica locale per il mercato nordamericano e ci stiamo muovendo sullo stesso modello con la Cina. Guardiamo con interesse anche alla Russia e ci stiamo muovendo per seguire le tematiche cross-border”.

Per sostenere un’attività di questo genere, Triboo Digitale ha stanziato un importante investimento infrastrutturale, optando per una soluzione che prevede l’hosting delle macchine in due data center distinti, vale a dire in due strutture mirror.
“Tutta la configurazione è stata fatta su macchine Dell – spiega Realfonzo – che ci ha seguiti, insieme ad Aruba, sia nella parte esecutiva, sia in quella consulenziale. Al momento lavoriamo su una infrastruttura centralizzata e per il futuro pensiamo di mantenere un’unica infrastruttura tecnologica in Italia per poi appoggiarci al cloud per la remotizzazione”.

Fondamentale, in fase di definizione del progetto, è stata la scalabilità e la possibilità di potenziamento in base ai bisogni: “Già nel primo trimestre di quest’anno abbiamo potenziato di oltre il 30 per cento l’infrastruttura esistente”.

Da parte sua, Stefano Sordi, Direttore Marketing di Aruba, spiega che le esigenze iniziali di Triboo Digitale erano quelle tipiche di una realtà Enterprise: razionalizzare un’infrastruttura IT distribuita su diversi data center.
“La scelta è stata quella di portare tutto in un’unica infrastruttura, ridefinendola, soprattutto, in chiave di affidabilità, efficienza, economicità. Il cliente veniva da una serie di acquisizioni e dunque partiva da una condizione di estrema eterogeneità”.
Sordi sottolinea la lungimiranza di Triboo Digitale, che ha identificato nell’infrastruttura tecnologica un suo asset fondamentale.
“Così è stata progettata una nuova infrastruttura, implementata nei nostri data center di Arezzo”.
La scelta peculiare che caratterizza la soluzione adottata è stata quella localizzare le due infrastrutture in due data center diversi ma vicini. Il primo data center mantiene l’intero ambiente di produzione, su l’altro si appoggia l’infrastruttura secondaria così da avere una sia un disaster recovery sia una soluzione IT scalabile che permette di bilanciare i carichi di lavoro quando se ne ha necessità: “L’infrastruttura primaria e di produzione è nel data center Arezzo 1 (DC IT1), che consta di 40.000 macchine, si estende su 5.000 metri quadri, lavora con 5 megawatt di potenza ed è connesso ad Internet con oltre 80 Gb/s su connessioni multiple, con almeno 7 carrier diversi. Il data center Arezzo 2 (DC IT2) consta di 10.000 macchine e si estende su una superficie di 2.000 metri quadri.”

La singolarità di lavorare su due strutture così vicine rappresenta un vantaggio perché, sottolinea ancora Sordi, “le due infrastrutture possono bilanciarsi a vicenda: fornendo elevante prestazioni e garanzie in termini di business continuity
C’è poi una precisazione importante: in particolari casi viene considerato come un rischio, soprattutto in caso di eventi naturali, il disaster recovery effettuato su due strutture vicine.
“Tuttavia, la maggior parte degli eventi che richiedono interventi di disaster recovery non dipende da eventi naturali. Per di più le due strutture non sono in zona sismica e, ancor più importante, sono collegate in fibra ottica ad alta velocità su percorsi stradali differenti
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La scelta consente un abbattimento di costi evidente, grazie all’ottimizzazione delle risorse, e per di più consente di appoggiare al secondo data center flussi particolari di traffico, che possono avvenire in concomitanza con picchi stagionali o momentanei.
“Questo significa che anche il disaster recovery non è a fondo perduto. Se a questo si aggiunge che, avendo un’infrastruttura completamente realizzata su macchine Dell, Aruba dispone di uno stock di macchine già in casa, che ottimizza ulteriormente tutti i tempi di intervento”.

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