Garante delle Pmi:qualche segnale positivo, nonostante tutto

Analisi –

Secondo l’analisi di Mister Pmi, Giuseppe Tripoli, le uniche buone notizie arrivano dalle reti di impresa, dall’internazionalizzazione e dalla diffusione del commercio elettronico. Ancora troppo complessa la burocrazia e sempre critici i tempi di attuazione delle misure varate dal Governo.

Il 2012 è
stato un anno difficile per micro, piccole e medie imprese: 365.000 imprese, prevalentemente
piccole e piccolissime, hanno infatti chiuso i battenti (il numero più alto negli
ultimi anni se si esclude il 2009). Ma ci sono anche stati segnali positivi, che sono arrivati dalle reti di
impresa
(523 contratti di rete che coinvolgono 2.800 aziende), dalle Pmi che si affacciano per la prima volta nei mercati internazionali e che
utilizzano il commercio elettronico. Sono questi alcuni degli elementi che emergono
dalla Relazione che il Garante delle Micro Pmi Giuseppe Tripoli ha inviato al Presidente del
Consiglio dei Ministri.

All’esame della Relazione, 71 delle più significative misure varate lo scorso
anno dal Governo e dal Parlamento a favore delle micro, piccole e medie imprese.

L’aspetto più critico rimane quello dei tempi di attuazione delle misure che
spesso, per diventare operative richiedono l’emanazione di regolamenti che
allungano oltre misura i tempi. A questo riguardo è emblematica la vicenda dei
pagamenti dei debiti della Pa.

L’altro elemento critico su cui si sofferma a lungo la Relazione è
rappresentato dalla mancanza di una vera e propria “terapia d’urto” in materia
di semplificazioni
.
A questo riguardo, tante le proposte per eliminare inutili passaggi
burocratici.

Tra le linee prioritarie per sostenere le MicroPmi, la Relazione
sottolinea le agevolazioni fiscali per le reti di impresa per gli investimenti
e l’innovazione; l’ampliamento della compensazione tra crediti e debiti verso
l’erario
; la riduzione del costo dell’energia per i consorzi di piccole
imprese
. Infine per sostenere le imprese che hanno necessità di investire si
ripropone uno strumento agevolato per l’acquisto o il leasing di macchine
utensili e di produzione
.

Ma soprattutto la Relazione richiama l’esigenza di una diversa politica
europea: “Con una domanda debole – sostiene Tripoli – pure le
misure introdotte per fronteggiare le emergenze, abbattere le barriere, creare
ambienti più favorevoli, valorizzare le capacità delle imprese, difficilmente
producono effetti significativi (anche al netto dei tanti ritardi applicativi).
Se non si riattiva al più presto il volano della domanda interna, il
depauperamento imprenditoriale rischia di divenire difficilmente recuperabile
poiché, da solo, l’export – peraltro messo a rischio da un euro forte – non può
trascinare tutta la nostra economia. Se l’Unione Europea tarderà a
intraprendere politiche forti di crescita, sarà arduo venire fuori rapidamente
dalla recessione
” .

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