Quando il cloud crea posti di lavoro

Analisi –

IDC stima che siano circa 1,7 milioni di unità le posizioni professionali relative all’universo del cloud computing che nel corso del 2012 non sono state coperte a causa della mancanza di competenze specifiche, certificazioni o esperienze ad hoc.

La domanda per i ruoli di professionisti IT esperti di cloud computing crescerà del 26% di anno in anno da qui fino al 2015, con la creazione di ben 7.000.000 di posti vacanti in tutto il mondo. La stima la fa IDC, che ha raccolto le sue previsioni in un Libro Bianco dal titolo “Cambiamenti climatici: l’impatto del cloud sulle organizzazioni e il personale IT”. Il documento è stato sponsorizzato da Microsoft e si fonda su interviste fatte a un campione di oltre 600 responsabili delle risorse umane di aziende di tutto il mondo.

Circa 1,7 milioni di ruoli professionali relativi all’universo tecnologico del cloud computing a livello globale sono rimasti vacanti nel 2012 perché le persone che si sono proposte non avevano la formazione, le certificazioni o l’esperienza necessarie per lavorare in un mondo cloud-enabled, rivela lo studio condotto da IDC.

La società di ricerca ha avvertito che vi è urgente necessità di riqualificare i professionisti IT esistenti e di incoraggiare gli studenti a seguire corsi di formazione e ottenere certificazioni specifiche relative proprio al cloud. “I lavori cloud-ready sono in aumento, ma a questa tendenza si accompagna la dura realtà che i professionisti IT di tutto il mondo sono molto indietro quando si tratta di raggiungere le competenze necessarie per prosperare nel settore del cloud computing”, mette in guardia l’analista di IDC Anderson Cushing. Il divario di competenze arriva in un momento in cui quasi 2/3 delle imprese globali stanno progettando, implementando o stanno già utilizzando il cloud computing e più del 50% delle imprese concorda sul fatto che la nuvola rappresenti una priorità per i prossimi mesi.

“A differenza della carenza di competenze IT che caratterizzava le situazioni passate, la soluzione a questo divario è estremamente impegnativa, perché la nuvola richiede una nuova categoria di competenze IT, che non sono mai state necessarie in passato. Non vi è alcuna possibilità di fissare criteri del tipo one-size-fits-all per i posti di lavoro nel cloud computing”, aggiunge Anderson. Pertanto, la formazione e la certificazione sono fondamentali per la preparazione dei candidati di lavoro potenziali che intendano esprimere la propria professionalità nel cloud, anticipa l’esperto.

In Europa, Medio Oriente e Africa, le previsioni della società di ricerca sui posti di lavoro IT legati al cloud sono relative a una crescita del 24% l’anno da qui al 2015, pari a circa 1,4 milioni di unità. Nella regione Asia-Pacifico si prevede la maggiore crescita, ovvero un +32% anno su anno, con oltre 2,3 milioni di posti di lavoro addizionali legati alla nuvola entro la fine del 2015.

La sfida
La carenza di professionisti IT “cloud-ready” è la sfida numero uno per le aziende che cercano di sostenere le loro funzionalità negli ambienti cloud, sostiene la ricerca. “Il cloud computing è fondamentale per le società, in quanto crea risparmi sui costi e aumenta l’efficienza complessiva delle aziende e delle loro proposte verso i loro clienti – chiarisce Anderson -. Pertanto, una forza di lavoro competente in materia di cloud è essenziale per il successo della salute finanziaria del settore IT nel suo complesso”.
La società di ricerca ha anche previsto che il numero complessivo di posizioni IT all’interno delle organizzazioni di utenti finali crescerà, a livello mondiale, a un tasso di crescita composto annuo del 4,3% nei prossimi tre anni, per raggiungere un totale di 29,3 milioni di unità nel 2015.

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